Leggo da qualche parte che è in uscita “Nudo”, un nuovo libro, con tanto di codice ISBN, prefazione e poi solo pagine bianche. E' in vendita a cinque euro, pubblicato dalla casa editrice Giovane Holden (già tutto un programma).
“Nudo” è la metafora del “non c'è più niente da scrivere tranne scrivere qualsiasi cosa”. Gli autori sostengono che “chiunque vi legge ciò che vuole”, parlano di provocazione ma anche di invito alla riflessione, cioè l'adagio classico delle operazioni che si nascondono dietro il paravento dell'artisticità. La scusa notoria di chi s'inventa un significato quando sa benissimo che l'oggetto ha poco o non ha alcun senso.
Che cos'è allora o, meglio, che cosa dovrebbe essere “Nudo” ? Forse un diario, magari un taccuino oppure l'invito alla scrittura ? Il libro bianco, anzi il libro “nudo”, non è altro che l'ennesima testimonianza dell'incapacità di produrre nuovo senso, è la palese ammissione dell'odierno corto circuito creativo, che si ripete, rivisita, riedita, e finge di produrre non facendo altro che citare, amalgamare e ricombinare.
Questo perchè siamo piombati, per nostro eccesso di entusiasmo, dentro un'universo ingorgato di segni che si calpestano e si schiacciano a vicenda. “Nudo” è dunque il modo di certificare una scoperta attualissima ma già vecchia nel modo più ingenuo possibile, dove per non commettere alcun errore non si afferma nulla, s'incornicia il vuoto e si lascia spazio al tutto. Nemmeno Barthes, forse, avrebbe azzardato tanto, ben sapendo che andare oltre la teorizzazione si sfora il grado zero dell'ingenuità comica.
Non c'era bisogno di farlo presente, “nudo” vorrebbe annunciare e sentenziare l'infarto della comunicazione. C'è talmente tanta polvere in giro che qualcuno non trova di meglio che offrirci una gabbia di vetro dicendo che dentro c'è aria pulita. Ma che bravi. Soprattutto, originali. L'ennesima parola “fine” mascherata da silenzio, quando l'unica cosa da fare sarebbe tacere per davvero. Non ditelo, perchè tanto lo sappiamo tutti.
Mi chiedo: ma c'era davvero bisogno di questa provocazione ? Ma che cosa provoca poi ? Nell'epoca delle parole solubili sciolte in bicchiere o frullate ovunque dentro qualsiasi media, spazio o contenitore, io, per esempio, non mi sento affatto provocato, tutt'al più mi sento spazientito.
Ben venga, comunque, tanto per parlarne forse non ci sarà nemmeno bisogno di comprarlo.
Cinese violenta amante e si uccide; Ansa - Prato, 11 Feb
Camorra: uccisi due uomini del clan Moccia: Ansa – Napoli - 11 Feb
Grave Uomo Avvolto Dalle Fiamme, Forse Suicidio; Adn – Roma 11
Sparatoria nel Parmense, un morto; Ansa - Parma -10 Feb
Rapine in villa: spara il padrone di casa, ucciso albanese; Ansa - Caserta - 10 Feb
E’ il vecchio discorso dei cani di Pavlov, un po’ alla lontana certo, e non così platealmente, ma senza dubbio almeno nelle intenzioni e nel progetto degli ingegneri comunicazionali, gli scienziati mercatanti, quello, dicevo, di darci una bella scossa di volume quando cambiano le immagini dal programma che stiamo guardando alla pubblicità. Sei seduto davanti al quiz, al telefilm, alla partita ? Pubblicità, boom: prima sentivi piano adesso sei davanti alla cassa di un concerto live. Giusto per svegliarci dal torpore del divano, dall’imminente sonno o magari per toglierci dalla testa quei nostri parzialmente inutili e bitumosi pensieri. Insomma. Vogliono che rizziamo le antenne, non siamo forse formiche ? Chi di voi non ha almeno una volta afferrato con rabbia il telecomando, dicendo ma che succede ? Che diavolo è ? Abbassa quel volume ! Per poi mettere tutto a zero, stop, fine, spegnieccheccazzo, fiuuuu, che bello il silenzio. Meno male che ogni tanto lo riscopriamo.
Sono veramente stupidi, quelli del marketing: non hanno ancora capito che così ottengono l’effetto contrario. Come può pretendere lo scienziato della vendita, l’alchimista mediatico d’emozioni&aspirazioni&sentimenti, il mefistofele ridacchiante del “te lo faccio comprare io”, come può, dicevo, pretendere di corteggiare la nostra attenzione, suaderci, lisciarci, avere distillate le nostre fusa, se le uniche reazioni in noi, tele-aspettatori, sono, nell’ordine: stizza, risentimento, compassione (per il trucco) e distacco (nel senso che sì, han ragione, meglio fare altro che la televisione…) ?
Certo non tutti ragioneranno così, ma si sa, ne bastano pochi, poi verranno gli altri.
Tralasciamo pure il fatto che in un paese civile il volume della pubblicità dovrebbe ABBASSARSI, e notevolmente, rispetto al volume del programma che interrompe. Ma certe speranze, almeno in questo decennio, qualcuno ormai le ha decisamente abbandonate.
E meno male che la Tv è sul viale del tramonto, meno male che tra pochissimo tempo saremo noi a decidere tutto, e non solo l’audio; perché se malauguratamente fossimo rimasti ancora dipendenti da questo binario catodico-digital-satellitare, finiva che ci sbatacchiavano le orecchie non solo con la campanella, finiva che spuntava dal televisore una fantasmagorica mano 3D in grado ti spararti una botta in testa. E Invece, e per fortuna, il nostro mondo, col suo progresso, gira più veloce dei cervelli a rotelle in brainstorming permanente; gira più veloce, la rete, della persuasione fatta clava. Ad ogni modo, io, una mazza da baseball vicino al divano me la tengo sempre. Non si sa mai. Oltre che tenere l’audio sparato a zero: le partite di calcio sono meravigliose e sono più interessanti anche i telefilm.
C’è un tizio del mio bar che ogni giorno legge tutta la Gazzetta dello Sport riga per riga, articolo per articolo, fino all’ultima pagina. Ci mette un paio d’ore, mi dicono, naturalmente a più riprese, smollando il giornale a chi sbuffa quando proprio non può farne a meno. E’ chiaro che non ha nient’altro da fare. Non è giovane, non è vecchio. Non è in pensione. Ma la cosa più interessante, però, è che quando ha finito semplicemente si alza, non saluta, ed esce. Uno di questi giorni gli chiedo per che squadra tifa, così, tanto per saperlo.
Imprimeva l'orma del sedere sulle vetrine: arrestato
Appoggiava il deretano sui vetri - Oggi chi vuole lasciare il segno della propria identità lo fa con le chiappe. A Valentie in Nebraska, riferisce l’Associated Press, un uomo di 35 anni di cui non si conosce il nome, è sospettato di aver lasciato impressa l’orma del suo sedere sulle vetrine dei negozi, e le finestre di chiese e scuole. Nottetempo e nella stagione calda, per ovvi motivi, si spalmava della vaselina e appoggiava il didietro sulle vetrate lasciando la forma chiara.
Lo ha fatto per mesi - Un’attività che ha portato avanti per due estati e che ha causato notevoli seccature ai commercianti della città, e agli addetti alle pulizie, costretti a pulire e sgrassare i vetri troppo di frequente. La cosa doveva divertire parecchio l’uomo visto che in una sola notte riusciva a lasciare talmente tanti segni da far pensare alla polizia di essere davanti a un’azione di gruppo. Ora però dopo le indagini ritengono che l’”artista” sia uno solo, proprio l’uomo che hanno arrestato. (Da Tiscali Notizie)
E' un modo come un altro per lasciare il segno, per rivendicare la propria libertà ? E' forse una forma d'arte ? Oppure semplicemente uno scherzo, una burla ? Sarebbe interessante sapere se il "nostro uomo" è assolutamente sano di mente oppure non completamente al suo posto. Ma, alla fine, che differenza fa ? Un bel personaggio, non c'è che dire.
Avete mai provato a non rispondere ad un telefono che squilla ? Cioè, intendo, che sia quello di casa o un cellulare, quando sentite il trillo, beh, disenteressarsi e far finta di niente. Non leggere nemmeno il nome del chiamante. Aspettare. Rimanere in silenzio per trenta secondi o per due minuti, finchè non smette, fino a quando non avrà finito. Zitti, senza muoversi, lasciando il campanello a gracchiare nella stanza, fino al punto in cui la persona dall’altra parte non vi cerca più.
Perché diavolo devo rispondere, ti chiedi. Adesso non ne ho voglia. Devo proprio parlare con qualcuno ? Per quale stramaledetta ragione un campanello deve farmi alzare da qui, sollevare una cornetta e dire pronto, parlate pure ? Perché mi avete interrotto ? Qualsiasi cosa stessi facendo, dal puro nulla sul divano allo sguardo perso lungo una pista di formiche, che io stessi piantando un chiodo o accendendo la lavatrice, non ho forse il diritto di preservare la mia continuità ?
Ebbene, come essere pensante, rivendico il desiderio della ferma volontà di non reagire ad un impulso. Drin ? Chissenefrega. Per qualche oscura ragione non rispondere al telefono dà una straordinaria sensazione di libertà. Non sono mica un circuito integrato, per dio.
Ritrovate, parzialmente intatte, alcune preziosissime mummie di uomini del XXI secolo. L'eccezionale scoperta è dovuta ad un'equipe di ricercatori che stanno scavando nei pressi delle rovine interrate di un paleocentro-commerciale risalente all'anno 2008.
Mummia di commessa. Indossa una minigonna, ha le gambe storte ed è caratterizzata da eccessiva magrezza. Mastica un chew-gum, rimasto incastrato nei molari, porta i capelli tinti di una strana colorazione rossastra e ha enormi seni, probabilmente di natura chirurgico-siliconatoria (ciò stimato in relazione alla corporatura). Bocca larga e trucco pesante, molto simile alla mummia della prostituta ritrovata nei pressi. Gli arti inferiori presentano una curiosità: benchè il reperto sia originario del Sud Italia, appare un tatuaggio in dialetto gaelico delle Shetland. Varie ipotesi sono in corso di studio. La lingua presenta invece due piercing, un taglio e diverse sopravvissute colonie batteriche con ogni probabilità originate da frequenti e multipli scambi salivari. L'esemplare è molto importante per lo studio dell'evoluzione socio-culturale della vetrina e del negozio.
Mummia fossile di rappresentante (agente commerciale). Con una mano risponde al telefonino, con l'altra si gratta il culo. Gli scienziati hanno identificato quello che potrebbe essere il suo corredo funebre o forse un campionario di lavoro: una valigetta, una bustina di polvere bianca sconosciuta, un'oggetto non identificato con scritto “Frullatore” e una penna a sfera, mai usata.
E' vestito con pantaloni, giacca e cravatta in tinta. Il fossile è di profilo ma si può notare l'ampia volta dell'addome (eccessivo consumo di grassi), i glutei cadenti, la calvizie incipiente e la dentatura ingiallita dal tabacco. I paleontologi annotano un parziale restringimento dello spazio cerebrale, del testicolo sinistro e una misteriosa mancanza del pene.
Cade un tabù. Nel 2009 la prima PORSCHE ELETTRICA.
(ANSA) - ROMA, 13 OTT - Sara' in vendita l'anno prossimo la prima Porsche elettrica. Lo rivela il settimanale tedesco Wirtschaftswoche. L'auto, una 911, e' stata sviluppata in collaborazione con la societa' Ruf Automobile. Del peso di 1.910 kg, di cui 550 per le batterie a ioni di litio, avra' prestazioni da sportiva, anche se distanti dalle sorelle della casa di Stoccarda, con velocita' massima di 225 km/h e accelerazione da 0 a 100 in meno di sette secondi. Prezzo tra 150 e 180 mila euro.
Saranno i tempi della crisi economica ? Sarà il dovere di “sposare” una crescente nicchia di mercato che santifica l'ecologismo, almeno nell'intenzione ? Sarà che la Porsche elettrica forse farà molto notizia ? Ogni ragione è valida.
La porsche “elettrica” rappresenta in sé un bel gioiellino di paradosso della nostra epoca e testimonia ancora una volta la fisiologica discesa al compromesso del marketing e del mercato. Da ogni parte la si guardi questa notizia funziona da piccolo shock, da elemento di rottura, e per questa ragione va sottolineata con un sorriso d'ironia, con una smorfia di dubbio e pure con un certo minimo sospetto.
Del resto, credo che in Italia non la venderanno per almeno per ventanni. Qualcuno ha dei dubbi ? Crediamo forse noi, popolo e civiltà, gli italiani, di essere pronti a coniugare e digerire due estremi così eccentrici e dirompenti come il lusso e la cura per il pianeta ?
Pare che gli altri, tedeschi per primi, stiano già superando gli stereotipi motoristici del secolo scorso, quei clichè e schemi che si organizzavano sempre, guarda caso, intorno al concetto di Status Symbol, benzina e velocità. Noi italiani siamo lontani dall'averlo superato. Una Porshe in cui non si sente il “rombo del motore” ? Una porsche che fa “solo” i 225 km/h ? Ma va, in Italia ?
Ecco perchè pochi italiani (forse nessuno) saranno disposti ad attaccare la Porsche alla presa di corrente, come l'aspirapolvere o le auto del comune.
Lusso e velocità non potranno facilmente fondersi, in Italia, con una sincera e rispettosa voglia di fare i bravi con la madre terra. Tra ventanni, forse. E mi aspetto anche, per allora, almeno una Maserati a GPL e una Ferrari a Metano.
Domani meno coda del solito, è probabile che troverai i semafori tutti verdi, prendili d'infilata, non ci sono pattuglie nei paraggi. Abbi fede in Saturno, nell'orbita d'Urano, che protegge da telelaser e autovelox, da autoritari poliziotti incazzati e da rigorose vigilesse oversize.
Gas di scarico e PM10 nella norma, cioè l'equivalente di mezzo pacchetto senza filtro, soltanto qualche colpo di tosse. Oggi il rischio tumore è intorno al 45%.
Arriverai in orario, troverai il parcheggio e il cappuccino del tuo bar sarà cremoso il giusto, dosato bene e alla perfetta temperatura di 55° (131 fahrenheit), così come certificato dall'Inei (Istituto Nazionale Espresso Italiano). Il vecchietto che legge il tuo giornale oggi ha l’otite: mollerà subito dopo la prima pagina. Rimani in agguato.
Amore. Tua moglie telefonerà soltanto due volte e non prima della pausa pranzo.
Lavoro. Il tuo direttore è calmo, in gergo astrologico diremmo “sfogato”, perché torna dalle Maldive, è abbronzato ed ha sulle spalle qualche romantico accoppiamento in più.
Ascolta pazientemente i suoi resoconti, fai qualche volta di sì con la testa e non lo contraddire quando parlerà della sabbia, “liscia e bianca”, dirà, come borotalco. Ricordati: adora essere ascoltato. Parlerà delle aragoste e dell'acqua azzurra: conta fino a centoventicinque, dovrebbe aver finito.